Anni ’80 alternativi…e spaventosi

(Recensione di “1984” di George Orwell) a cura di Ciro Di Bello

“Se amavi qualcuno lo amavi e basta, e quando non avevi più niente da dargli, gli davi comunque amore. Scomparso l’ultimo pezzettino di cioccolato, la madre aveva stretto a sé la bambina. Non serviva a niente, non cambiava nulla, […] ma le era sembrato naturale farlo”

Lo ammetto, è un periodo che sto leggendo poco…ecco perché mi è venuta voglia di un grande classico. George Orwell ho avuto già modo di conoscerlo con la sue celebre opera “La fattoria degli animali” che fu un libro che altrettanto mi spaventò date le allusioni continue che faceva verso i più spietati totalitarismi, ma con 1984 lo scrittore britannico si è superato. In questo libro altrettanto si parla di totalitarismi ma in una dimensione distopica e più immersiva, trascinando il lettore in una realtà alternativa in buona parte spaventosa. Una tematica forte di cui oggi viviamo tuttora senza neanche accorgercene, basta pensare alle innumerevoli nuove tecnologie che oltre ad essere delle vere e proprie opportunità per stare tutti connessi rappresentano anche un ottimo strumento di spionaggio, ed è per questo che 1984 di Orwell, seppur scritto nel 1948, mi è sembrato un libro che affronta tematiche attuali.

Di cosa parla il libro

Il libro è un romanzo distopico ambientato in un futuro alternativo e oppressivo in cui il mondo è diviso in tre superpotenze: Oceania, Eurasia ed Estasia, tutte e tre basate su delle dittature e in perenne guerra tra loro. La storia è ambientata in Oceania, dove il Partito, guidato da uno strumento chiamato Big Brother, o Grande Fratello come si preferisce, esercita un controllo totale sulla società. La vita dei cittadini è sorvegliata costantemente attraverso telecamere, microfoni e un culto della personalità che glorifica il Big Brother. Il Partito controlla anche il pensiero tramite la “Neolingua”, un linguaggio progettato per limitare la capacità di esprimere idee ribelli, e attraverso il Ministero della Verità, che riscrive la storia per adattarla alla propaganda del regime. Il protagonista, Winston Smith, è un impiegato del suddetto ministero, incaricato di alterare i documenti storici. Nonostante il suo lavoro lo renda complice del sistema, Winston è segretamente distante dalle idee e dalla tirannia del Partito. Vive una vita solitaria e dentro di sé nutre un odio profondo per il regime e un desiderio di libertà. Un giorno, Winston inizia una relazione clandestina con una sua collega, Julia, una giovane donna che condivide il suo disprezzo per il Partito, ma che vive la sua ribellione attraverso il piacere e la trasgressione personale piuttosto che con ideali politici. La relazione tra Winston e Julia si rivelerà presto un atto di ribellione contro il Partito, che proibisce qualsiasi tipo di legame affettivo non mediato dalla sua ideologia. I due amanti si incontrano in luoghi nascosti, cercando di sfuggire alla sorveglianza onnipresente del Big Brother. Tuttavia, il Partito è sempre vigile e la loro ribellione viene presto scoperta. Winston e Julia vengono arrestati dalla Mentalpolice, una specie di “psicopolizia” che si occupa di fermare e arrestare coloro che maturano idee alternative al partito. I due saranno portati al Ministero dell’Amore, un luogo di tortura e indottrinamento. Nel suddetto ministero Winston subisce un lavaggio del cervello brutale da parte di O’Brien, un alto funzionario del Partito che egli credeva fosse un alleato segreto. O’Brien lo sottopone a torture fisiche e psicologiche, con l’obiettivo di farlo rinunciare ai suoi sentimenti e accettare incondizionatamente l’ideologia del Partito. La fase finale della tortura avviene nella temutissima Stanza 101, dove il protagonista sarà costretto a confrontarsi con la sua più grande paura, i topi. Sotto la minaccia di essere divorato vivo, Winston tradirà Julia, rinunciando così al suo ultimo frammento di personalità. Alla fine ne uscirà completamente sconfitto. Il suo spirito ribelle sarà annientato e il suo amore per Julia sarà sostituito da un amore sincero e devoto per il Big Brother. Orwell conclude il romanzo con un’immagine potente e desolante: Winston, ormai trasformato in un fedele suddito del Partito, guarda un poster del Big Brother e, con lacrime di felicità, si rende conto che finalmente lo ama.

Considerazioni personali

È evidente che il romanzo è una critica feroce al totalitarismo, all’uso della propaganda e alla manipolazione della realtà, mostrando come un regime assoluto possa distruggere non solo la libertà, ma anche l’identità e la verità stessa. Una parola chiave che mi ha guidato nella lettura di questo romanzo è stata “manipolazione”, perché è proprio questa che basa tutta la trama. Winston Smith infatti, così come i suoi colleghi e alla fine anche Julia, vengono manipolati senza troppa difficoltà dal regime totalitario in cui si trovano che fa leva sulle loro più intime paure recondite e punti deboli. Anche se oggi fortunatamente stiamo ancora in delle forti democrazie mi chiedo se sia completamente giusto estraniare il messaggio orwelliano di questo libro alle nostre società attuali. Mi faccio questa domanda perché durante la lettura di questo romanzo mi è venuto spesso di paragonare il Big Brother ai i nostri smartphone attuali, ai social in cui siamo immersi e che per certi versi, seppur in maniera molto indiretta, quasi manipolano il nostro pensiero, soprattutto se non usati con la giusta parsimonia. È chiaro che uno dei motivi che mi ha indotto a leggere questo libro è il suo carattere prettamente sociologico. Non è un caso che durante i corsi che facevo all’università spesso e volentieri i miei professori me ne parlavano e anche tanti miei amici dell’università lo avevano letto e gradito. Per quanto mi riguarda l’ho trovato comunque una lettura impegnativa da affrontare con la dovuta attenzione. Già infatti in “La fattoria degli animali” Orwell si è rivelato uno scrittore che non lascia nulla al caso, e anche un solo dettaglio che si perde può influenzare molto la comprensione di determinate dinamiche proprie delle trame dei suoi libri. Resta sempre un capolavoro che mi ha fatto maturare un’opinione distinta e che consiglio di leggere ma con la dovuta attenzione che merita.

C. D. B.

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