(Recensione del libro “Homo Deus” di Yuval Noah Harari)
A cura di Luigi Romano
Dopo aver sconfitto le carestie, le pestilenze e le guerre, riuscirà l’uomo a trascendere la sua natura umana e a diventare Dio?

Quando sento dire che nessuno si sarebbe mai potuto aspettare una pandemia storco un po’ il naso. Studiosi come Harari l’avevano ampiamente prevista già nel 2014 così come aveva previsto che saremmo riusciti a contenerla senza arrivare alle enormi morti delle precedenti pandemie; tuttavia, nel capitolo introduttivo di questo libro è ben segnalato che una pandemia non si debella in un anno o due ma che la sua sconfitta richieda più tempo. Questo è soltanto uno dei tanti argomenti che si imparano leggendo Homo Deus, il secondo libro della trilogia sull’umanità scritto da Yuval Noah Harari lo storico israeliano che ha avuto un enorme successo planetario nell’ultimo decennio, tanto da esser diventato un’autorevole fonte interpellata dalle più importanti personalità del nostro tempo, da Joe Biden a Bill Clinton.
Il primo libro, Sapiens, non mi ha mai incuriosito troppo, al contrario invece degli altri due. In questa recensione andrò a spulciare il volume centrale, un autentico capolavoro che riesce a far attivare il cervello come solo pochissimi libri riescono a fare. Harari è un maestro nel mischiare con sapienza la storia, l’antropologia, la sociologia, l’economia, la psicologia, la medicina e la biologia creando un mix culturale unico. Ma ciò che davvero mi ha stupito è il come riesca a tenere il tutto insieme con un percorso logico/lineare che non può far altro che annoverare questo libro ad autentico masterpiece.
Di cosa parla il libro
Homo Deus parla di moltissime cose, ma il filone principale si basa sulla sua teoria dell’evoluzione dell’umanità, che non può non passare per l’istituzione “religione” (con molta attenzione a quest’ultimo concetto in quanto lo storico israeliano considera anche il liberalismo e il comunismo come religioni). Sintetizzando molto potremmo annoverare in tre i periodi descritti dall’autore: il periodo dell’umanità guidata dalle Sacre Scritture, il periodo illuministico dove la nuova religione dominante è l’Umanesimo (è il come l’Umanesimo si fonda con le religioni classiche è una delle intuizioni più illuminanti di Harari), e infine una breve parentesi sulla nuova fase che sta subentrando, il datismo, ovvero la venerazione dei dati e dei suoi algoritmi. Lungo le oltre 650 pagine di questo libro Harari riuscirà a parlarci di liberalismo e socialismo, di marxismo e di evoluzionismo, senza dimenticare il campo elettromagnetico e il flusso di coscienza, creando appunto un gran mix di materie come spiegavo nel paragrafo precedente.
Considerazioni personali
Davanti ad un libro simile è difficile non essere entusiasti, non è un testo universitario, eppure il numero di nozioni che si apprendono è molto simile; e in più si ha la possibilità di riuscire ad imparare da più campi scientifici senza essere costretti a soffermarsi soltanto su pochi argomenti come capita nei libri universitari. Sempre ricco di dati e di fonti questo è un libro imprescindibile per chi vuole comprendere meglio il mondo in cui viviamo e il come si è arrivati a questo punto; sull’ultima parte avrei qualche reticenza nell’accettare in toto le conseguenze del datismo, sebbene sia innegabile come il contesto scientifico stia andando nella direzione prevista dallo storico israeliano, ovvero quella di avere un paradigma universale fondato sui dati, proprio a tutte le scienze del sapere. In definitiva è difficile non consigliare ad occhi chiusi questo libro; ma in assoluto tutta la trilogia andrebbe letta, anche soltanto per avere un parere personale su un autore che ormai viene assunto a guida di tutto un mondo basato sulle ideologie cosmopolite e neoliberiste, sebbene lui stesso abbia dichiarato di odiare queste etichette.
L.R.11
