(Recensione di “La svastica sul sole” di Philip K. Dick)
“È un mondo psicotico, quello in cui viviamo. I pazzi sono al potere. Da quanto tempo lo sappiamo? Da quanto tempo affrontiamo questa realtà? E… quanti di noi lo sanno?”

Nel giorno del secondo compleanno di Leggo_per ripartiamo con la recensione di un libro davvero particolare.
Lo ammetto, ci sono cascato di nuovo, ho letto di ancora una sorta di libro storico. Dico una sorta perché, come molti ben sanno, quella de “La svastica sul sole” non è proprio storia ma ucronia, ovvero quella branca della suddetta materia in cui ci si immagina il mondo in cui determinati eventi storici sono andati in un altro modo. In questo caso Philip Dick ha immaginato come sarebbe il mondo se la Seconda Guerra Mondiale l’avessero vinta le potenze dell’asse ovvero Germania, Italia e Giappone. L’autore di per sé già lo conoscevo ma il libro ne ho sentito molto parlare tramite altre book page e altri profili che parlano di libri.
Trama
La trama è ambientata nella patria di Philip Dick ovvero gli Stati Uniti. L’autore immagina il territorio statunitense diviso in quattro parti: gli stati occidentali denominati “Stati americani del Pacifico” che sono controllati dal Giappone. Al centro c’è un’ampia fetta di stati centrali nominati “Stati delle montagne rocciose” che fungono da “cuscinetto” tra gli “Stati Uniti D’America” (nel nord est) e lo stato fantoccio del “Sud” (a sud est) entrambi controllati dalla Germania. Interessante è stato riscoprire come questa divisione territoriale in effetti assomiglia un po’ alla divisione della Germania post bellica.
L’inizio della storia alternativa di La svastica sul sole, dove si concentra il punto di divergenza dalla storia reale, è stato l’attentato a Franklin Delano Roosevelt nel 1933 ad opera di Giuseppe Zangara. L’autore in questo libro immagina il successo di quell’attentato che porterà di conseguenza all’assassinio del 32° Presidente degli Stati Uniti e la vittoria della guerra a favore delle potenze dell’Asse avvenuta, secondo la trama del libro, nel 1947. Per non tirarla per le lunghe faccio un breve excursus sui singoli personaggi del libro cercando di riassumere meglio anche la stessa trama che è bella ricca e corposa. Cominciamo da Robert Childan, il proprietario di un negozio di manufatti americani che vanta la collaborazione con clienti anche facoltosi come ad esempio il funzionario giapponese Nobosuke Tagomi, incaricato dal governo Imperiale di ottenere una considerevole fornitura di stampi a iniezione che avrebbe aiutato i nipponici nella corsa ai viaggi interplanetari sui quali la Germania nazista, in questo universo alternativo, sarebbe stata molto in vantaggio rispetto al Giappone. Per tale scopo, il Signor Tagomi, si incontrerà con il Signor Baynes, un importante imprenditore svedese che si scoprirà essere in seguito un agente del controspionaggio navale del Reich, il cui vero nome è Rudolf Wegener.
Un altro personaggio suggestivo del libro di Dick è l’orafo ebreo Frank Frink, che si era rifugiato negli Stati del Pacifico per sfuggire alle persecuzioni antisemite negli stati orientali, creandosi un falso nome. Ex dipendente di una nota azienda fornitrice di manufatti al negozio di Robert Childan, Frink si metterà in proprio con un suo amico, ma sarà poi scoperto e arrestato. Nel frattempo la sua ex moglie, Juliana Frink, conoscerà in un ristorante un camionista italiano con il quale inizierà una relazione particolare. Tale camionista si chiama Joe Cinnadella, che si rivelerà in seguito un killer svizzero ingaggiato dal Reich per uccidere lo scrittore Hawthorne Abendsen, autore di un libro intitolato “La cavalletta non si alzerà più” dove si immagina un mondo in cui le forze dell’Asse hanno perso la guerra.
Considerazioni personali
Mentirei se dicessi che è un brutto libro. Esso è molto ricco di preziose informazioni storiche e culturali nonché anche socio antropologiche circa la società americana. Dick descrive in maniera molto minuziosa e scrupolosa questo universo alternativo di un’America quasi irriconoscibile, caratterizzata da una sudditanza spiazzante che risulta anche un po’ difficile da immaginare data l’influenza a cui la cultura soprattutto cinematografica moderna ci ha sottoposti. È chiaro il messaggio che l’autore vuole dare ai suoi connazionali, poco meno onestamente ho trovato il messaggio che vuole dare invece al mondo. Infatti, se devo essere sincero, mi aspettavo qualcosa in più da questo libro, il quale, anche a un amante della storia come me, è risultato alquanto impegnativo. Ci sono alcuni capitoli che sembrano dire tutto e niente, caratterizzati da un linguaggio che ho trovato poco leggero. I capitoli sono intrisi di nozioni storiche e anche cronache legate alla trama che necessitano una certa attenzione mentre si legge, dato che un attimo di distrazione può risultare fatale per comprendere il resto della storia. Tutto questo da un lato lo qualifica come romanzo, dall’altro ahimé, lo rende un libro che richiede le sue attenzioni, ed è un peccato, perché il messaggio di Philip Dick comunque ha un suo valore. Se dovessi ricavare infatti un insegnamento da La svastica sul sole, potrei dire che è stato quello di non pensare che la storia, anche se è passata, sia stata poi altrettanto così scontata. Non è un caso che il costo della Seconda Guerra Mondiale ammonta a circa più di 60 milioni di vittime.
C. D. B.
