“Devi parlare ascoltando… ricevere donando… aspettare facendo… ed essere libero di essere uno schiavo… Disse il venditore ambulante di consigli usati”

John McDillan è un autore controverso, se nell’approcciarvi a questa trilogia/quadrilogia vi aspettate di trovare un libro da “normaloidi”, allora preparatevi a prendere delle grosse cantonate. Sono quattro i libri scritti dall’autore come summa della sua trilogia +1, e questo che mi accingo a recensire è il capostipite.
In questa introduzione mi vorrei soffermare sull’essenza stessa della corrente letteraria proposta da John McDillan, il bizzarrismo, che deve essere inquadrata non come un’alternativa alla vita normale con cui la gente si illude di vivere, ma come una visione che nella sua diversità sbatte in faccia al lettore la verità dell’ipocrisia della normalità. Quest’opera è una raccolta di novelle, ma queste stesse novelle non sono slegate fra di loro, c’è un sottile filo conduttore che le collega; a mio modo di vedere il libro si pone anche di essere un abile interrogatorio al lettore, come Socrate con l’insegnamento maieutico allo stesso modo John McDillan vuole suscitare dei dubbi nelle convenzioni di chi legge, portandolo a guardare oltre la mera normalità.
Nella città di Praga è ricorrente la figura dell’alchimista Edward Kallen, il mistero su ciò che fece e sul come lo fece è tutt’ora presente nelle strade della splendida città, egli andò oltre la medicina convenzionale proponendo esperimenti che non erano approvati dalla comunità scientifica dell’epoca, eppure senza quella sua visione molte innovazioni non avrebbero mai avuto luogo. John McDillan è l’Edward Kallen della letteratura? Ai lettori l’onore e l’ònere di giudicare.
Trama
Nella sua opera John McDillan scrive 17 novelle (numero non casuale, nella cabala napoletana il 17 indica sventura), più un capitolo finale denominato “+1”, e una serie di finali da poter essere utilizzati dal lettore come meglio ritiene. Alcune novelle sono in chiaro collegamento fra di loro, mentre altre sono più distaccate; c’è però un filo conduttore che tiene insieme tutti i racconti, e questo filo è quello del bizzarrismo e della sua contrapposizione ai normaloidi, ovvero coloro che si comportano in modo consuetudinario. Nel corso del testo l’autore ci porrà di fronte alle nostre risposte alle emozioni, ai valori considerati giusti dalla società, ad aspetti pratici della vita; in ogni novella però la visione del bizzarrismo sarà sempre presente e sempre pronta a darci una nuova lettura a ciò che consideriamo convenzionale.
Perché l’ho letto
Ero rimasto incuriosito da questo libro fin dal primo momento in cui mi era stato proposto; preso dal completare la tesi di laurea avevo accantonato un po’ tutto il resto, ma la curiosità mi era sempre rimasta, tanto che, una volta completato il mio percorso di studi, una delle prime cose che ho fatto è stata andarlo a ripescare e leggerlo con mente aperta. Questo libro mi è stato commissionato dal proprietario della pagina, ma fra i tanti è quello che più si distingue.
A chi lo consiglio
Questa è una parte difficile e semplice allo stesso tempo, sebbene sia un paradosso non me la sentirei di consigliare a chiunque questo libro, tuttavia non me la sentirei neppure di sconsigliarlo. A mio modo di vedere quest’opera va vista soprattutto nella sua maieutica, nel suo interrogare il lettore e nell’ instillare dubbi sulla sua visione del mondo. Chiunque voglia accettare la sfida proposta da John McDillan farebbe bene a dargli una chance, in caso contrario sareste soltanto dei normaloidi.
L.R.11
