Novecento – Alessandro Baricco (Recensione)

“Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere”.

Quando circa un mese fa ricevetti questo libro a un bookmob organizzato dall’associazione Libri in circolo a Piazza Dante confesso che rimasi un po’ deluso dato il numero esiguo di pagine che contiene. Infatti non sono mai stato un tipo che ama i racconti brevi e invece devo ammettere che mi sbagliavo di grosso. Esiste un detto che dice: “Nella botte piccola c’è il vino buono” e Novecento di Alessandro Baricco (questa copia edita da Universale economica Feltrinelli) ne è un bellissimo esempio. Poche pagine ma molti insegnamenti. Potrei fermarmi qui con la recensione dato che penso sostanzialmente di avere già detto tutto su questo libro, ma forse un approfondimento lo merita anche questo capolavoro.

Trama

“Un testo che sta in bilico tra una vera messa in scena e un monologo teatrale”. È così che Alessandro Baricco descrive sostanzialmente questa sua opera. Non si tratta di un romanzo bensì di una sorta di sceneggiatura teatrale, che, come suggerisce l’autore, va letta ad alta voce. Il libro parla della storia di un orfano, David Boodman T.D. Lemon Novecento appunto, trovato all’interno di un pianoforte del transatlantico Virginian da un macchinista di colore che gli farà da padre. Otto anni dopo quest’ultimo morirà in un incidente sul lavoro e Novecento, afflitto dal dolore, si nasconderà all’interno della nave dalla quale prima non era mai sceso tanto è vero che, siccome non era mai stato registrato all’anagrafe di nessun paese, si potrebbe definire quasi un apolide. Fu trovato pochi giorni dopo nel salone da ballo del transatlantico a suonare il pianoforte, diventando presto non solo un’abile pianista ma una vera e propria leggenda, al punto da venire addirittura sfidato da Jelly Roll Morton, definito l’inventore del jazz. Quella sfida Novecento la vincerà, e presto, grazie all’incontro con un agricoltore inglese, si deciderà a scendere finalmente dal Virginian per vedere e sentire il mare dalla costa. Purtroppo però una volta arrivato a New York e sceso il terzo gradino della scalinata della nave qualcosa gli farà cambiare idea. Riuscirà a convincersi prima o poi a scendere dal Virginian?

Perché l’ho letto

Novecento di Alessandro Baricco è un libro che mi ha davvero incuriosito. All’inizio non ero tanto motivato a leggerlo ma poi mi è capitato di intravedere qualche recensione positiva on-line e allora mi sono deciso. Devo essere sincero, non me ne sono pentito per niente. Anzi. La storia è molto interessante e a tratti commovente. Solo un po’ ammetto di non essere abituato alla struttura priva di capitoli utilizzata dall’autore data l’entità del libro stesso il quale è un monologo teatrale e non di uno dei soliti romanzi a cui sono abituato. L’ho letto quindi per abituarmi a un nuovo genere narrativo. L’ho letto perché ne ho sentito ben parlare e per quanto mi riguarda confermo le voci positive che girano su questo libro.

Perché lo consiglio

Novecento di Alessandro Baricco è un libro scritto con un linguaggio semplice e leggero, ideale per chi si approccia alla lettura. Il numero contenuto di pagine è al contempo un’opportunità di questo testo. Infatti la suddetta caratteristica può servire da stimolo a chi non piace leggere o ha difficoltà a praticare questo bellissimo hobby. Di conseguenza questo libro non poteva mancare fra le recensioni di Leggoper in quanto possiede tutte le caratteristiche ideali per diventare un “libro apripista” indicato per coloro che non sono abituati a leggere e desidererebbero iniziare in qualche modo questa sana abitudine. Personalmente, per tale scopo, lo consiglierei anche ai vari insegnanti che provano ad incentivare i loro alunni a leggere. Per chi invece già è un divoratore seriale di libri magari questa opera può rivelarsi una rilassante lettura per il weekend. Di questo libro ne è stato fatto anche un celebre film intitolato “Il pianista sull’oceano” diretto da Giuseppe Tornatore ed ha ispirato persino una bellissima canzone di Edoardo Bennato intitolata “Sempre in viaggio sul mare” cui vi consiglio di andarla a sentire immediatamente. Insomma, un vero e proprio capolavoro, ed è per questo motivo che faccio le mie più sincere congratulazioni all’autore ringraziandolo per avermi insegnato tanto con questa sua opera.

L. D.

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