Recensione di “La casa delle voci” di Donato Carrisi – a cura di Ciro Di Bello
“Con un figlio puoi permetterti qualsiasi egoismo, basta che lo chiami amore”

Ogni tanto nella vita viene voglia di uscire un po’ dalla propria zona di comfort, così sono tornato su un genere letterario che, per quanto in passato già qualche libro ho avuto modo di affrontare, questa volta mi è venuta la voglia di ritornare su tali tipologie testuali che sono solito leggere con una frequenza contenuta. Ed è quello che mi è capitato di immergermi in questo accattivante giallo psicologico scritto da Donato Carrisi il quale come al solito si è rivelato una garanzia. Edito da Tea, in “La casa delle voci” sono racchiuse tematiche alquanto delicate che però l’autore ha affrontato col suo solito stile favorendo comunque una lettura leggera e piacevole, che arricchisce il proprio bagaglio culturale.
Di cosa parla il libro
Pietro Gerber è uno psicologo infantile che collabora con il tribunale dei minori per far ricavare, dalla memoria dei suoi pazienti, indizi importanti che si possono rivelare utili ai magistrati e ai poliziotti per le diverse indagini. La sua tecnica più utilizzata è l’ipnosi, strumento che gli insegnò stesso suo padre, il Signor B, psicologo infantile come lui, con il quale però non ha mai avuto un rapporto idilliaco. Un giorno una sua collega australiana lo telefona e lo avvisa dell’arrivo di una paziente particolare di nome Hanna Hall. La particolarità di questa paziente è che non è più una bambina bensì un adulta che però conserva dentro di sé un ricordo nefasto della sua infanzia in cui si vede protagonista dell’omicidio di un suo presunto fratello di nome Ado. Iniziano così una serie di vicende in cui lentamente Pietro Gerber scoprirà che la storia di Hanna Hall è molto più intrecciata con la sua di quanto si possa immaginare, quale sarà il motivo?
Considerazioni personali
Con Donato Carrisi non mi sono mai sbagliato, le aspettative che avevo su questo libro sono state ampiamente rispettate. Linguaggio semplice e capitoli corti rendono piacevole la lettura di un giallo di circa 400 pagine, confermando la mia teoria secondo la quale un libro scritto bene non ti fa accorgere della sua lunghezza. Inoltre di questo romanzo ho apprezzato anche come il Carrisi spazia fra diversi temi delicati sulla base di un thriller psicologico che aiuta in parte anche il lettore a riscoprire il bambino che è in lui. Su questi presupposti la mia opinione deve per forza essere positiva, in quanto, al di là del genere di letterario che leggo con poca frequenza, in termini di strutturazione e stile con il Carrisi mi sento in perfetta sintonia.
C. D. B.
