UN GESTO BELLISSIMO MA DIMENTICATO

Salve a tutti, come ben sapete in questo blog sono solito parlare di libri. Ogni tanto però mi piace condividere una parte di me con il mondo. Innanzitutto, come voi ben sapete, io mi chiamo Ciro, sono di Napoli e sono nato verso la fine degli anni 80. Sono un over 30 e faccio parte di una generazione a cavallo tra quelle che definirei “semplici” dei nostri genitori/nonni, e quella “tecnologica” dei nostri figli/nipoti. Faccio parte di una generazione che ha maneggiato i primi prototipi di dispositivi tascabili atti a riprodurre musica, dai Walkman di musicassette e CD agli iPod, fino ad arrivare ad oggi al famigerato Spotify. Faccio parte di una generazione che i cellulari li ha avuti quando erano adolescenti, più o meno l’età media in cui si regalavano era circa 14 anni, all’inizio si trattava di modelli che a stento telefonavano e mandavano sms, ma maneggiati in mani sbagliate potevano produrre divertentissimi ma costosi scherzi telefonici. Poi arrivò lui: il Nokia 3310 che con il suo popolarissimo gioco “Snake” diede il LA all’avvento di ciò che io chiamo “cellulari multitasking”, ovvero di dispositivi che fanno quasi tutto, che presto sarebbero diventati “Smartphone” (o “IPhone”, come preferite). All’epoca sia un sms, sia una telefonata costavano, e anche abbastanza. Non tutti avevamo lo stesso operatore, in fondo come oggi, ma all’epoca questo piccolo dettaglio faceva una grossa differenza nelle tariffe telefoniche. Ogni tanto le compagnie facevano promozioni speciali nelle quali, pagando qualche piccola cifretta in più, venivano venduti un tot determinato di minuti ed sms (il numero preciso dipendeva dalla compagnia telefonica e dal tipo di promozione). La più famosa è passata alla storia con il nome di “Summer Card” e da queste parti la faceva la Omnitel, promuovendola con pubblicità assillanti che iniziavano ad essere proiettate in televisione quasi già dal mese di Aprile. Non era difficile restare senza credito telefonico, e in tale evenienza si poteva solo ricevere telefonate, non eseguirle. Quando poi sono arrivati i primi cellulari con le connessioni dati, guai ad attivarle, si restava prosciugati e indebitati. Ecco perché per un periodo, per mantenere i nostri contatti vivi, soprattutto quando ci allontanavamo, inventammo un diversivo, che secondo me è rimasto uno dei gesti più romantici e incoraggianti della storia della telefonia: lo squillo.

Quando ci squillavamo

Nel 90% dei casi si squillava semplicemente una persona che ci suscitava interesse, o banalmente la/il propria/o partner. Ma dire che lo squillo era una prerogativa solo delle persone innamorate secondo me rende miope il ricordo di questo bellissimo atto. Sì perché in realtà ci si squillava anche fra amici, soprattutto dopo essersi visti dopo una partita di calcio, dopo una vacanza, o dopo una birra al bar.

Cosa significava squillarsi

Il messaggio principale era chiaro: “Ti sto pensando”, ma in realtà era un gesto che diceva molto di più. Era consapevolezza di essere apprezzati da qualcuno, era spirito di iniziativa (oggi non riesco a vedere Tizio/a, sai cosa faccio? Lo squillo, così gli/le farà piacere), era entusiasmo che riempiva il cuore, soprattutto quando si riceveva quel gesto o semplicemente quando veniva ricambiato. Lo squillo non parlava ma agiva dentro i nostri cuori, dentro le nostre menti, ci aiutava davvero ad essere persone migliori e soprattutto era un gesto sociale che il più delle volte faceva nascere un forte senso di appartenenza.

Perché oggi non ci si squilla più

Oggi è diventato tutto più facile: abbiamo tariffe fisse per i cellulari dove è quasi impossibile restare senza minuti, sms e soprattutto giga. Se pensiamo a una persona la chiamiamo direttamente, o le inviamo un messaggio, tanto nel 90% dei casi sono illimitati, e seppure gli sms ci costano o addirittura non li usiamo più, corrono in nostro soccorso WhatsApp e Telegram, per non dire dei Direct di Instagram e di Messenger di Facebook. Tutto è diventato più facile, ma tutto è diventato meno magico. Potendo infatti parlare liberamente con una persona che stiamo pensando siamo diventati scontati. Con lo squillo non era così, perché un semplice “Ti sto pensando” parlava più di mille parole, ci consentiva di immaginare quella persona come e dove ci stava pensando, e soprattutto perché le eravamo venuti in mente. Qualche volta ci si squillava anche solo per dire “sono arrivato a casa”, e, distratti iniziavamo una cantilena di squilli eseguiti e ricambiati rigorosamente con suoneria alta e senza vibrazione che durava fino a tarda notte, al punto che sono innumerevoli le volte in cui i nostri genitori ci hanno ripreso perché volevano dormire. C’è gente che preferiva pagare ai figli la telefonata pur di farli smettere di squillarsi con gli amici/fidanzate, e quando la persona che squillavamo ci telefonava, il nostro cuore batteva forte, e ci saliva l’ansia, perché oltre a sentire la voce di una persona che volevamo bene, sapevamo che il tempo a nostra disposizione era poco, perché stare al telefono costava, e il credito era sempre poco.

Cos’ha significato per me lo squillo

Cari amici, per me questa è stata magia pura, è stato davvero sognare ad occhi aperti. Se solo ci penso mi vengono ancora i brividi pensando a tempi che, purtroppo, non torneranno più, perché tante cose adesso sono diventate obsolete date le moderne tariffe telefoniche che ti concedono tutto a pochi euro al mese. Che senso ha squillare Tizio/a e stare fino alle due e più di notte con lui/lei a telefono se posso liberamente telefonarlo e magari non pago nemmeno niente? Che senso ha squillarlo se posso scrivergli un messaggio che non mi costa nulla? Oggi è tutto così scontato. Eppure io farei tornare lo squillo di moda. In passato ci ho provato eseguendolo solo fra pochi intimi, e si rivelò davvero un gesto molto incoraggiante oltre che magico. Non mi piace dire frasi del tipo: “Ma che ne sanno le nuove generazioni?” I ragazzi di oggi non sono stupidi, semplicemente vivono il loro tempo, come noi abbiamo vissuto il nostro e come i nostri genitori hanno vissuto il loro. Pertanto spero che in un modo o in un altro prima o poi anch’essi possano vivere la stessa magia che abbiamo vissuto noi attraverso determinati umili gesti, ma che valevano molto, cui la loro magia nessuna nuova tariffa telefonica potrà restituirci.

C. D. B.

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