“Il daimon rappresenta i tratti comportamentali profondi che frenano gli eccessi, impediscono l’arroganza inflattiva e ci inducono a rimanere fedeli ai paradigmi della nostra immagine (genio). Tali paradigmi si manifestano nel modo in cui ci comportiamo; di conseguenza, per trovare il nostro genio, dobbiamo guardare nello specchio della nostra vita.”

Non tutti sanno che i padri della psicologia contemporanea sono tre e che insieme formano il triumvirato della psicologia; se Sigmund Freud è il più famoso, Carl Jung e James Hillman sono gl’altri punti del triangolo. In questa recensione mi soffermerò sull’americano e sulla sua teoria della ghianda magnificamente spiegata nel suo libro capolavoro. Perché siamo al mondo, qual è lo scopo della nostra vita, perché alcuni personaggi famosi emettono una luce intensissima e poi implodono, a queste e ad altre domande risponderà Hillman partendo dal nostro inconscio, dall’anima che abita al nostro interno. A differenza della psicologia moderna, fortemente criticata, l’autore propone un approccio meno egocentrato, un approccio che diminuisce le responsabilità dell’individuo in quanto ritiene di avere un potere nel manovrare la vita che in realtà non possiede. Il fato, da non confondere con il fatalismo, dà sterzate alla nostra vita che prima ci sarebbero risultate inimmaginabili e queste non sono sotto il nostro controllo. Alla tendenza moderna a rifarsi ai pensatori orientali lui propone un ritorno ai pensatori classici, quelli greci e latini, e trascrivendoli nel mondo contemporaneo dipanerà le nubi dalla follia delle teorie contemporanee.
Trama
Il libro parte dal cercare di individuare cosa ci sia fra l’intuito e la ragione, quel punto d’incontro fra i due viene chiamato daimon da Hillman (ma si può tranquillamente usare il termine genio o angelo custode o ghianda ecc.), partendo da questo concetto il libro si espanderà in undici capitoli in cui l’autore si avvarrà delle biografie di innumerevoli personaggi famosi in quanto nelle loro storie è più evidente l’influenza del daimon. In ogni capitolo verrà trattato un tema a sé stante come: la crescita/solitudine, la grande madre/padre assente, la mania dell’amore, il cattivo seme, il carattere, il fato ecc. Soltanto nelle note sul metodo alla fine del libro spiegherà perché daimon o genius vanno tradotti con ghianda; non spiegherà mai come trovarla ma numerosi sono gl’indizi sparsi nel libro per imparare a cercarla.
Perché l’ho letto
Non conoscevo Hillman e questo libro mi è stato consigliato per riuscire a staccarmi dall’ossessione di controllo che avevo nel muovermi nel mondo e dalla paura nei confronti del futuro. L’ansia per ciò che avverrà e la delusione per ciò che è stato vengono completamente riscritti alla fine di questo capolavoro in quanto come dice l’autore “Post hoc, ergo propter hoc”, soltanto dopo che un evento si è compiuto possiamo dare una spiegazione a questo e non siamo stati noi a farlo accadere ma è così che le Moire avevano deciso nel tessere il filo del nostro destino. L’ho letto per cambiare approccio alla vita e per aumentare il mio bagaglio di conoscenze con un libro più impegnato rispetto alla norma.
Perché lo consiglio
Voglio premettere che questo è un testo universitario e la sua comprensione non è così immediata, in più il libro in alcuni frangenti è un po’ prolisso e la scorrevolezza dello scritto non è quella di un romanzo. Premesso questo consiglierei ad occhi chiusi la sua lettura, ma non divorandoselo ma gustandoselo lentamente capitolo per capitolo in quanto ognuno di essi rappresenta una lezione da parte dell’autore. Volendo si potrebbe provare a leggere qualche manuale di psicologia per comprendere il pensiero di Hillman nel suo insieme ma questo libro è la summa perfetta per cui non è così necessario.

Io ho letto di Hillman il sogno e il mondo intero e il suicidio e l’anima, due libri che consiglio sicuramente, è un autore tutto da conoscere
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