«Avrei dovuto portare una pietra.» Avresti dovuto portare molte cose, pensò. Ma non le hai portate, vecchio. Ora non è il momento di pensare a quello che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che hai.

Giugno 2020 rappresenta per me il mese della speranza. Un mese che segna una sorta di transizione tra un inverno mai come quest’anno freddo, buio e opprimente e un’estate che mi auguro sia calda, allegra, libera e magari più fortunata delle stagioni ad essa antecedenti. La stessa fortuna che per Ernest Hemingway rappresenta un tema centrale del Vecchio e il mare. Il titolo originale di questo libro è The old man and the sea ed è una delle ultime opere del celebre scrittore americano. L’edizione nella foto è di Mondadori e la traduzione in italiano è stata eseguita da Federica Pivano la quale ha scritto anche un’interessante postfazione che potete trovare alla fine del libro. Inoltre all’inizio si trova una piccola biografia e la bibliografia dell’autore e due lettere da Cuba scritte dallo stesso Hemingway che aiutano il lettore a comprendere meglio il contesto in cui si è svolta la storia. Questa è una delle opere più famose di Hemingway, un opera che oltre a vincere il Premio Pulitzer nel 1953 consentì allo scrittore americano di vincere il Nobel per la letteratura l’anno successivo.
Trama
Santiago è un pescatore anziano che sta vivendo un periodo non particolarmente prospero. Sono più di 80 giorni infatti che non riesce a prendere neanche un pesce. Ogni tanto riceve visita da un ragazzo di nome Manolin, il quale un tempo collaborava con lui diventando suo allievo, fino a quando i genitori non glielo impedirono perché ritenevano il vecchio troppo sfortunato e quindi imposero al figlio di pescare con altre persone. Pertanto il ragazzo, affezionatosi al suo mentore, continuerà a frequentarlo mantenendo degli atteggiamenti premurosi nei suoi confronti aiutandolo con le reti e le provviste e parlando con lui di diversi argomenti. Un giorno Santiago si imbarca da solo per l’ennesima battuta di pesca e questa volta si sposta un tantino più a largo del solito. Dopo qualche ora ad una delle sue esche abbocca un gigantesco marlin con il quale il vecchio inizierà una sorta di combattimento che durerà circa un paio di estenuanti giorni dopo i quali alla fine riuscirà finalmente a pescarlo. Il pesce però, essendo enorme, non entra nella sua barca e Santiago sarà costretto a trainarlo attaccandolo in qualche modo alla sua imbarcazione. Mentre però viene trasportato l’enorme pesce perderà sangue, attirando così gli squali. Ne subentrerà un ulteriore combattimento tra il vecchio e gli affamati pescecani che cercheranno di azzannare il marlin. Riuscirà Santiago a portare a riva il suo grosso bottino?
Perché l’ho letto
Hemingway è uno scrittore di cui avevo sentito molto ben parlare, soprattutto di questa sua opera. A dire il vero essa non mi ha entusiasmato. Buona parte del libro infatti è composto da descrizioni a mio modesto avviso povere e poco dettagliate, credo causate anche dalla semplicità del contesto in cui è ambientata la storia. Particolare rilievo è attribuito alle varie fasi del combattimento tra Santiago e il marlin che a tratti risultano avvincenti e a tratti noiosi. Il linguaggio molto tecnico inoltre in parecchi punti si rivela sia un’opportunità che un limite, un’opportunità perché aiuta il lettore ad apprendere dei termini nuovi, un limite perché al contempo stare sempre a cercare vocaboli sul dizionario o su internet a mio modesto avviso appesantisce un po’ la lettura. Nonostante ciò ho deciso di leggerlo fino alla fine perché ero convinto che questo libro aveva comunque qualcosa da insegnarmi e in tal proposito devo essere sincero, credo sia stata una scelta saggia. L’ho letto quindi per imparare dei termini nuovi, l’ho letto per conoscere un grande scrittore come Hemingway, l’ho letto per ricavare degli insegnamenti preziosi.
Perché lo consiglio
Un libro per quanto non possa entusiasmare me non è detto che non entusiasmi gli altri. Il vecchio e il mare è comunque un testo che ha vinto il Premio Pulitzer, e comunque in parecchi punti fa riflettere molto. In esso infatti vengono affrontate parecchie tematiche importanti come ad esempio il rapporto tra uomo e natura, la morte che è sempre in agguato, la continua sfida dell’uomo al destino e soprattutto il ruolo della fortuna nella vita degli uomini. Ho apprezzato il messaggio implicito di Hemingway quando descrive minuziosamente la lotta tra il vecchio Santiago ed il marlin, come se invitasse il lettore a non arrendersi mai alle avversità della vita mantenendo quella giusta tenacia che in diverse circostanze può determinare persino la sua sopravvivenza. Come quella del protagonista, un pescatore considerato oramai spacciato e prossimo alla pensione, il quale però, una volta che la vita fa abboccare alla sua esca il gigantesco pesce, combatte con tutte le sue forze e le sue esigue risorse, mantenendo quella tenacia e quella pazienza tipica dei pescatori che gli consentiranno alla fine di catturare la sua preda. Per il resto ho maturato un’opinione discreta del libro.
C. D. B.
