
Salve a tutti, oggi mi è venuta voglia di condividere con voi una parte di me. So che sulla mia pagina vi aspettate recensioni di libri o al massimo qualche episodio di un racconto inventato, ma almeno per questa volta voglio mettere da parte tutto per parlarvi di un posto a cui sono particolarmente legato, sia perché ci vivo, sia perché ho vissuto i momento più belli della mia vita. Si dice spesso che il Vesuvio sia il padre dei napoletani, eppure io credo che la mia gente può vantare anche di avere una madre che si chiama Campi Flegrei. Una madre severa, ma al contempo buona e molto apprensiva nonostante si dica sia più pericolosa del coniuge dato che è un supervulcano. È una madre molto ricca e quello che ha ce lo dona gratuitamente e quando poggi la testa sul suo cuore (Pozzuoli) puoi sentire persino il suo respiro grazie al fenomeno del bradisismo. Pensandoci bene anche la sua posizione geografica è davvero caratteristica. Mentre infatti suo marito, il Vesuvio, è situato ad est del capoluogo partenopeo, lei si trova sul lato opposto, ad ovest, formando un cuore al cui centro ci sono Napoli ed i napoletani. Il golfo sul quale si affaccia è davvero uno dei luoghi più ricchi e affascinanti della provincia. A tutti sarà noto l’incantevole golfo di Napoli ma avete mai sentito parlare del suggestivo, sontuoso e misterioso golfo di Pozzuoli? Tale mistero prende forma nel Parco Sommerso di Baia (una frazione del Comune di Bacoli) situato a circa 5 metri sotto il livello del mare, sprofondato negli abissi a causa probabilmente del bradisismo. Su di esso domina il maestoso Castello Aragonese che ospita attualmente il Museo Archeologico dei Campi Flegrei.

Navigando verso la costa è possibile raggiungere Pozzuoli, il cuore dei Campi Flegrei dove si può vedere con gli occhi acuti del Serapeo (conosciuto comunemente come Tempio di Serapide) il respiro di questa terra. In questo importantissimo porto approdò San Paolo nel 61 d.c. e l’intestazione di molti luoghi della zona, come ad esempio il famoso Stadio di calcio della città di Napoli ricordano questo evento. Qui furono martirizzati personaggi come San Gennaro, San Procolo, San Sosso di Miseno e tanti altri santi cristiani. Ma Pozzuoli non è stata solo teatro di queste atrocità. Essa può vantare infatti di tanti bellissimi monumenti architettonici che esaltano particolarmente il suo fascino rendendola una città ricca di arte e di storia, una vera e propria perla dell’area metropolitana di Napoli. È una delle poche città al mondo in cui sono situati due anfiteatri romani (l’Anfiteatro Flavio e l’Anfiteatro Minore, più antico del primo). L’antico stadio di Antonino Pio esprime in maniera ancor più visibile l’antica presenza romana in questo importantissimo porto campano. Fu proprio qui che Adriano Olivetti decise di investire costruendo una delle fabbriche più moderne del mondo dalla quale è possibile ammirare un panorama stupendo, lo stesso panorama che secondo Olivetti avrebbe motivato ancora di più i suoi dipendenti.

A pochi passi dal porto di Pozzuoli si erge una delle montagne più giovani della nostra penisola, chiamata appunto Monte Nuovo. Essa in realtà è un vulcano di soli 482 anni, formatosi infatti nel 1538 a seguito di una forte eruzione che distrusse il villaggio medioevale di Tripergole. Quella, al momento, fu l’ultima eruzione del Supervulcano che la storia ricordi. Attualmente, all’interno del cratere, è situata una riserva naturale.
Di origine vulcanica è anche il misterioso lago che si trova ai suoi piedi di cui Plutone ne fece un accesso all’Ade e Dante Alighieri nella sua Commedia ne individuò la casa di Lucifero. Sto parlando del Lago D’Averno, un lago che, con il suo fascino storico-naturalistico, ha sedotto anche me al punto che lo scelsi come luogo ideale per festeggiare la mia laurea.

Ai piedi del Monte Nuovo c’è anche un altro lago che il mare ha voluto regalare alla terra con la forza delle onde chiudendo con la sabbia ciò che anticamente era una semplice insenatura. Li, dove il senatore romano Sergio Orata fece la sua fortuna con i suoi allevamenti di ostriche e di pesci lucrando parecchi denari, in ricordo delle sue doti manageriali gli fu dato giustappunto il nome di Lucrino. Non sempre nella storia però il supervulcano ha consentito agli uomini di godere del microclima fresco e asciutto di questo lago. Ne sa qualcosa Giovanni Boccaccio che purtroppo non ne poté dare testimonianza quando visitò Napoli dato che all’epoca il mare lo nascose sotto litri di acqua, come attualmente nasconde ancora l’adiacente via Herculea, tradito soltanto dalle giornate di mareggiata che la rendono visibile dall’alto. Fu proprio in questo lago che il fedele delfino Simone incontrava il fanciullo che, in cambio di qualche mollica di pane, lo caricava sul suo dorso e lo accompagnava a scuola a Pozzuoli. Quando il suo giovane amico umano morì prematuramente il delfino continuò puntuale a presentarsi al lago morendo poi di crepacuore quando scoprì che purtroppo il ragazzo a quell’incontro non si sarebbe mai più potuto presentare.

Più interno alla costa o forse si potrebbe dire proprio dall’altro lato della piccola penisola flegrea, sorge il sito archeologico di Cuma famosa per la sua Sibilla e soprattutto per aver dato i natali alla Città di Partenope. Li, dove l’Acropoli con la sua storia e i suoi templi di Apollo e di Giove, e l’antro dove la Sibilla scriveva le sue predizioni su foglie di palma, è possibile godere di un clima salubre tipico delle zone mediterranee. Arte, storia e mitologia dominano queste aree come dei regnanti vogliosi di raccontarsi a tutti i passanti mostrando le proprie ricchezze archeologico – naturalistiche come se fossero dei trofei di cui giustamente vantarsi.
A pochi chilometri dall’Acropoli di Cuma si raggiunge il Lago Fusaro dal quale veniva la lampreda del Conte di Montecristo nel celebre romanzo di Alexader Dumas. Questo lago è maggiormente noto per la suggestiva Casina Vanvitelliana dove il re Ferdinando IV di Borbone andava a caccia. Questo favoloso edificio situato su un isolotto in mezzo al lago fu visitato da celebri musicisti come Gioacchino Rossini e Wolfgang Amadeus Mozart, e attualmente è una delle mete più gettonate per i matrimoni soprattutto civili.

Salendo l’altopiano si raggiunge la bellissima città di Monte di Procida dalla quale è possibile ammirare dei panorami stupendi che consentono di ammirare quasi mezza Campania, tanto è vero che essa è definita “la terrazza dei Campi Flegrei”. Unito da un ponte e da un tunnel alla terra ferma c’è l’isolotto di San Martino, staccatosi dalla costa a causa di un evento geologico non ancora definito. Attenti a non farvi ingannare dal nome di questa cittadina in quanto essa si trova sulla terra ferma e non sulla bellissima isola dell’arcipelago napoletano. La sua denominazione infatti deriva da una serie di eventi storici che vedono la colonizzazione di quest’area da parte dei procidani nel XVII secolo i quali trovarono un’area devastata nei secoli precedenti da continue invasioni dei Barbari e dei Saraceni. Di conseguenza Monte di Procida diventò una sorta di quartiere sulla terra ferma appartenente al Comune di Procida al quale fu legato fino al 1907 quando un referendum sancì la definitiva separazione da esso. Una leggenda commovente legata a questa zona parla di una bellissima fanciulla di nome Acqua che un giorno fu salvata mentre stava affogando in mare da un pescatore chiamato Giosuè, del quale poi si innamorò. I due amavano il mare che per loro era una seconda casa. Ogni giorno Giosuè, prima di lavorare, si incontrava con Acqua su una spiaggetta e, una volta preso il largo col suo peschereccio, salutava la sua amata rimasta sulla riva. Purtroppo però un giorno, sembrerebbe una tempesta, uccise Giosuè che non tornò più su quella spiaggia. Nonostante ciò Acqua continuò ad attendere il suo amore sulla riva, fino a quando, forse compreso il triste destino del suo fidanzato, decise di buttarsi in acqua per andare a cercarlo senza fare più ritorno sulla quella spiaggia. Non è un caso che quella stessa spiaggetta in seguito fu chiamata dagli abitanti locali Acquamorta.
Ai piedi di Monte di Procida è possibile ammirare una lunga spiaggia di circa 2 km situata su un istmo che separa il mare dal lago di Miseno, chiamata Miliscola, famosa per i suoi lidi che la rendono una delle mete estive più gettonate della zona. Essa si trova ai piedi di una grossa altura sotto la quale Enea seppellì il corpo del suo trombettiere Miseno il quale osò sfidare Tritone che, umiliato, lo uccise facendolo precipitare in mare dove annegò. Questa altura segna il confine tra il golfo di Napoli e il canale di Procida, ed è stata spesso scelta come sfondo di diversi film come ad esempio “Scusa ma ti chiamo amore” di Federico Moccia. Oltre alla spiaggia, ai piedi di questa altura si distende anche il lago di Miseno, ai cui bordi sorge la stupenda Città di Bacoli, che gestisce a livello amministrativo, insieme a Pozzuoli, buona parte di queste magnifiche zone. Quando si parla di Bacoli però non si può non parlare della magnifica Piscina Mirabilis, un’enorme cisterna romana nella quale arrivava l’acqua dell’antico acquedotto augusteo di Serino (AV). È uno dei monumenti più importanti della zona che vale la pena visitare. Personalmente a Bacoli inoltre consiglio di fare una passeggiata lungo il suo suggestivo lungolago dal quale è possibile respirare un’aria pura, pulitissima e profumata.

Tornando al cuore dei Campi Flegrei è possibile raggiungere un vulcano quiescente chiamato Sofatara, famoso per le sue stufe e le sue fumarole, che ci ricorda ancora quanto è viva questa terra. Nelle sue vicinanze si trova una delle Oasi WWF più belle di Italia, situata all’interno di un gigantesco cratere chiamato Cratere degli Astroni, habitat preferito di una varietà di specie di uccelli e di animali come volpi, ghiri, ricci e donnole.
Adiacente agli Astroni c’è un altro suggestivo cratere conosciuto per l’ippodromo e le terme. Sto parlando dell’incantevole Agnano il quale anticamente era un lago prosciugato nel 1870 grazie a una bonifica. Un tempo infatti da queste parti si coltivava la canapa ed il lino, coltivazioni che purtroppo rendevano l’area circostante insalubre al punto che addirittura in queste zone era facile contrarre la malaria. Di conseguenza, dopo l’unità d’Italia, la zona fu interessata da un’ingente bonifica che previde il prosciugamento del lago.
Nei pressi di Agnano c’è Bagnoli, un quartiere periferico di Napoli noto per aver ospitato per un lungo periodo un’acciaieria che ha deturpato il paesaggio circostante allontanandolo purtroppo dalla sua potenziale appetibilità turistica. Si, perché in realtà Bagnoli è uno dei quartieri più belli di Napoli. Esso si dilunga nei primi chilometri del golfo di Pozzuoli al quale si rivolge con un’espressione malinconica, tipica di una principessa che è stata violentata. Li, dove fino a qualche anno fa era attiva l’Italsider, una volta c’erano numerosi centri termali. Essa vanta anche di una delle isolette più famose della città di Napoli ovvero Nisida, un’isola di origine vulcanica sulla quale si rifugiò Ulisse quando si allontanò dal paese dei ciclopi. Attualmente ospita l’Istituto Penale Minorile di Napoli che la rende oggi purtroppo inaccessibile ai turisti.

Quando si parla di Bagnoli però non si può non fare nemmeno un accenno all’adiacente Fuorigrotta, un quartiere a cui sono particolarmente affezionato perché ci sono nato. Quando parlo di questo quartiere molti immediatamente lo associano allo Stadio San Paolo. Eppure esso ha una storia molto più articolata da quanto si pensa nell’immaginario comune. Come suggerisce il nome, la storia di Fuorigrotta è legata appunto ad un’antica grotta che univa i Campi Flegrei a Napoli, ovvero la Crypta Neapolitana, un’antica galleria lunga poco più di 700 metri, la quale conduce all’interno del Parco Vergiliano a Mergellina dove si trova la tomba di Virgilio cui, leggenda narra, costruì la grotta in un solo giorno. Attualmente la Crypta Neapolitana è utilizzata solo per fini turistici, essendo stata, in ambito viario, sostituita dalla Galleria Laziale e dalla Galleria Quattro Giornate. Fuorigrotta è un quartiere radicalmente rivoluzionato in senso urbanistico. Molte strade della zona infatti non esistevano prima del periodo fascista. Addirittura una chiesa, intitolata a San Vitale, durante quell’epoca, fu completamente distrutta e ricostruita per consentire la costruzione di una grandissima piazza che si chiama Piazza Italia dalla quale comincia un lungo viale (intitolato ad Augusto) che conduce alla Mostra D’Oltremare. La sopracitata chiesa, per un periodo, ospitò la tomba del poeta Giacomo Leopardi che poi fu trasferita nel parco Vergiliano vicino a quella di Virgilio. Attualmente è una delle parrocchie più importanti del quartiere. La Mostra D’Oltremare è un polo fieristico, adiacente lo stadio San Paolo, dei più importanti (e più grandi) del Sud Italia. Attualmente, oltre ad ospitare eventi come la Fiera della Casa, il Comicon e qualche concerto all’interno dell’Arena Flegrea, è uno dei parchi più belli della città di Napoli che vale la pena visitare. Proprio li vicino si trovano il famoso parco divertimenti dell’Edenlandia, lo Zoo di Napoli, la Piscina Scandone e il Palabarbuto. Questi due ultimi impianti palesano ancora di più la vocazione sportiva di questo quartiere flegreo. Inoltre, vicino la Mostra D’Oltremare, è presente anche un’antico sito archeologico risalente al II secolo d.C. che comprende antiche terme romane. Ma Fuorigrotta è anche molto nota per ospitare diverse importanti strutture didattiche e scientifiche come ad esempio il dipartimento di Ingegneria della università Federico II e una delle sedi dell’Osservatorio Vesuviano.

Fuorigrotta si distende ai piedi della più grande collina di Napoli che si chiama Camaldoli. Sotto tale collina sorgono anche altri due quartieri flegrei che si chiamano Soccavo e Pianura. Il primo era un antico comune agricolo che poi fu aggregato a Napoli. Il secondo invece si distende all’interno di un ulteriore cratere vulcanico ed è noto perché anticamente ospitava delle importanti cave di piperno utilizzato in parecchi monumenti di Napoli. A Pianura è presente anche un antico mausoleo romano ed è attualmente un importante asse viario che collega Napoli al comune flegreo di Quarto.
È proprio in questo importante comune che concluderò l’itinerario in questione. Quarto Flegreo infatti è un comune abitato sembrerebbe sin dall’epoca preistorica. Questa zona fu frequentata molto dai greci i quali erano attratti dalla fertilità delle sue terre. Grazie ai romani l’area iniziò a godere dei primi centri abitati che poi, col passare degli anni, si unirono fra di loro formando un unico villaggio. Tale sviluppo urbanistico fu favorito anche dalla creazione della Via Consolare Campana (attualmente semplicemente Via Campana) che univa Pozzuoli alla via Appia e che fu costruita letteralmente “spaccando” una montagna. Qui passò anche San Paolo insieme all’evangelista Luca, quando, incatenato fu condotto a Roma. Attualmente questo comune gode di diversi monumenti archeologici come quello ad esempio del mausoleo presente in via Brindisi detto “Fescina”. È qui che si conclude questo personale itinerario che vi ho esposto. Ci ho tenuto particolarmente perché ho notato che i Campi Flegrei, nonostante negli ultimi tempi hanno fatto da sfondo a importanti documentari sulla televisione pubblica, sembra che purtroppo non godono ancora, a mio modesto avviso, di quella giusta notorietà che meriterebbero. Per questo motivo ho voluto dedicargli queste poche righe che comunque descrivono solo l’1% della ricchezza artistica, storica e naturalistica di quest’area che è una delle zone più ricche e più belle della Campania o forse si potrebbe dire proprio d’Italia e addirittura d’Europa. Spesso la sua immensità subisce l’ombra dell’adiacente e bellissima città di Napoli che sembra rubargli la scena in parecchie occasioni. Eppure credo che il capoluogo campano possa ricavare molto da un incremento della valorizzazione dei Campi Flegrei e per questo motivo, ora che finalmente possiamo tornare a muoverci liberi fra le regioni, se doveste passare per Napoli vi consiglio di venire a dare un’occhiata anche a questa zona. Vi assicuro che ne resterete davvero soddisfatti.
C.D.B.
