Lo so, questa settimana ti aspettavi la mia solita recensione di qualche libro che ho letto. E invece eccomi qua a scriverti una lettera. Lo confesso, in questo periodo per motivi personali non sono riuscito a leggere quanto volevo. Questa mia mancanza è dipesa anche da questo bombardamento di notizie che stiamo quotidianamente ricevendo tramite canali di ogni genere e che mi tengono in ansia e in apprensione per te. Ultimamente te la stai passando davvero brutta a causa di un nemico invisibile che sta mettendo a dura prova la tua economia e soprattutto la tua salute. Un nemico che sembra invincibile ma che, come tanti suoi simili, ha di sicuro anche lui i suoi punti deboli. Ha la corona ma non ha un regno, è contagioso ma non ha amici, è aggressivo ma vigliacco. Purtroppo questo nemico ha già ucciso parecchi tuoi figli e la cosa tristissima è che non gli hai potuto fare nemmeno un funerale. Sto piangendo anch’io per loro, per i loro familiari e piango anche per i tuoi figli malati costretti a stare in quarantena. Ah paese mio, quanta sofferenza stiamo vivendo in questi giorni. Una sofferenza che da fisica sembra diventare sempre più psicologica e ci impedisce di fare progetti, di scrivere poesie e di sognare. Persino la mia tastiera si è fermata questa settimana. È un periodo dove TUTTI dobbiamo fare dei sacrifici che in questa sede non sto ad elencare dato che le raccomandazioni già sono state chiaramente indicate sui siti istituzionali ed io rischierei di creare solo confusione. Sono sacrifici però necessari, che creano sofferenza ma NECESSARI, perché si rischia di compromettere la salute di tutti. Ma l’intento di queste righe non è quello di creare ulteriori allarmismi. È un’esortazione a non mollare, a tenere duro, a non farsi prendere dallo sconforto nonostante la situazione difficilissima. Dopo una notte buia c’è sempre una luminosa alba e tu caro Paese mio presto la rivedrai, e sarà una delle albe più belle della tua storia. Quel giorno finalmente torneremo tutti quanti a baciarci e ad abbracciarci più forti di prima, torneremo ad invadere gli stadi e le discoteche gridando e ballando più forti ed energici di quando questo Coronavirus ancora doveva farci visita. Sarà un giorno bellissimo, una nuova Liberazione, un nuovo 25 Aprile e spero che il governo lo riconoscerà come festa nazionale, perché le vittorie contro qualunque nemico vanno festeggiate sempre. Adesso però facciamo uno sforzo tutti. Usciamo solo se necessario e se ci hanno prescritto questa maledetta malattia rispettiamo le procedure per la quarantena. Siamo un popolo più grande di quanto spesso ci fanno pensare. Il nostro inno inizia con una parola bellissima: “fratelli”. Sì Paese mio perché noi tuoi figli abbiamo il compito di essere realmente fratelli e sorelle d’Italia e come tali dobbiamo imparare ad amarci l’un l’altro. Può sembrare utopistico perché siamo anche uno dei popoli più eterogenei e purtroppo litigiosi del mondo ma adesso è il momento che le nostre diversità diventino le nostre opportunità. Solo così possiamo vincere contro questo nemico invisibile. Solo così possiamo fare in modo che quell’alba arrivi presto. Quel giorno spero di vedere un meridionale abbracciare fortemente un settentrionale, un tifoso napoletano abbracciare fortemente un tifoso juventino (e così per laziali e romanisti, genoani e sampdoriani, interisti e milanisti), un esponente di destra abbracciare fortemente un esponente di sinistra, un ateo abbracciare fortemente un credente, una guardia abbracciare fortemente un ladro ecc. Nel frattempo però esorto i miei fratelli a fare una cosa. Si sa che questi sacrifici, seppur necessari, purtroppo ci stanno facendo sentire soli ed è per questo che faccio un appello a tutti. Se avete degli amici in quarantena inviategli un messaggio in più, state con loro un’ora in più a telefono, fate delle videochiamate e fatele durare più a lungo possibile, solo così chi è malato si sentirà più incoraggiato a guarire. Per quelli invece che stanno in terapia intensiva li auguro con tutto il cuore di riprendersi presto. Non posso stargli vicino fisicamente ma spiritualmente. Sforziamoci ragazzi ad essere davvero fratelli e sorelle d’Italia. Caro mio Paese concludo dicendoti di sorridere perché andrà tutto bene.

